Pensieri e Parole di Enrico44

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In questi ultimi giorni abbiamo avuto la infelice dichiarazione di Bossi su S.P.Q.R. e si è aperta la caccia alle streghe, le dissociazioni, le richieste di dimissioni da Ministro, le invettive di parecchi meridiolanisti e meridionali per l’offesa, adducendo spesso che il Nord abbia rapinato il Meridione quando si è fatta l’unità d’Italia.

Parole in libertà, spesso posizioni anacronistiche e fuori da ogni realtà e verità, spesso senza usare il cervello e usando la metodologia di ultras del calcio.

Non voglio parlare delle varie dichiarazioni di Bossi e dei leghisti dalla loro nascita, perchè capisco che è stato un modo per portare avanti un discorso politico che iniziava un percorso tra strutture partitiche grandi ed affermate che occupavano il panorama politico italiano.

Far breccia tra quei colossi-molossi la strategia leghista ha intercettato l’umus del popolo locale e gli ha consentito di esprimere una posizione sempre più condivisa.

Va ricordato che al nord ormai quasi la metà della popolazione è di provenienza meridionale, con legami ancora solidi nel mezzoggiorno, quindi va capito anche il loro perchè, che non può essere solo di convenienza locale, ma forse frutto di una sempre più pregnante cognizione che la loro terra di origine continua a percorrere un percorso diverso dalla loro nuova “patria”, e che è sempre più appesantito dalla immobilità culturale, e conomica e sociale, ferma ed immobile senza futuro.

Allora, dicevo, bisogna capire come mai noi meridionali continuiamo ad offenderci per dichiarazioni e paroloni che trovano il tempo che trovano e invece di pensare seriamente a cosa e come fare per invertire una situazione politica, economica e sociale che è solo regressiva.

Eppure mandiamo col nord fior di politici meridionali al Parlamento Nazionale ed ai vari governi che si sono succeduti dall’unità d’Italia.

Spesso con la consapevolezza che erano persone di alto livello culturale e sociale, ma che non sono mai riusciti a dare un segno di capacità programmatica di costruire un progetto per questa parte d’Italia.

Nel ventennio fascista, il nor- est, era una terra povera e depressa come il nistro mezzoggiorno, e sono stati anche un popolo di emigrazione interno ed estero.

Và all’uopo ricordato che le migliori famiglie meridionali avevano personale di casa di quella provenienza, e tra queste mia nonna, che aveva una famiglia veneta che si occupava delle incombenze della sua casa.

Erano gentili, parlavano con un certo stile ed erano puliti, oltre che a saper fare moltissime cose, quasi fossero dotati di una manualità superiore.

A fronte di personale meridionale che era sporco, stupido, mariuolo e che non aveva voglia di lavorare (questo per conoscenza diretta).

Quel popolo è diventato quello che è oggi , e il loro territorio è diventato il volano economico di una miriade di medie imprese che porta economia e benessere a loro ed alle casse dello Stato.

Noi siamo rimasti ancorati a quella pochezza iniziale che ho detto.

Abbiamo pensato che l’assistenzialismo senza dover lavorare, fosse la panacea per soddisfare la nostra cultura di “vivere” il sole, il mare, accontentandoci di “pariare” (modo per perdere tempo senza dover fare nulla).

L’assistenzialismo ci ha fatto perdere quella dignità di cittadini e ci ha reso sottoposti al volere di chi elargiva plebende.

Intando al Parlamento si parlava di industrializzazione e si pensava che fosse la panacea per dare migliaia di posti di lavoro.

Senza nessun studio economico e di prospettive future, e senza l’impatto che avrebbero avuto questi strumento di crescita economica su territori votati ad un’altra economia di crescita.

Hanno fatto aprire fabbriche inquinanti in zone dove l’acqua per le lavorazioni non era molta ed hanno usato il mare, inquinando non solo i terreni, ma anche il mare e l’aria.

Indistrializzazione che era fatta solo con incentivi statali e quindi ad uso e consumo solo degli indistriali, che finiti i quali, visto che poi si dovevano portare le materie prime, e ridistribbuire i prodotti al nord e nel mondo, appena sono andato in deficit, hanno chiuso lasciando disoccupazione ed inquinamento.

Le indistrie che esistevano nel mezzoggiorno erano indistrie manifatturiere, di trasformazione dei prodotti locali, e di piccole unità industriali pesanti di eccellenza che non avevano mai portato richezza alla popolazione ma solo gran guadagni alle famiglie nobili meridionali di quel Regno.

Un regno che era fatto e mantenuto con un popolo ignorante e poverissimo, perciò mi sconvolge, oggi, sentir dire che il nord ci ha derubato e che ci ha portato via le ricchezze, ma di chi?

La materia prima del Mezzoggiorno, a costo zero e che è eterna, è la sua bellezza, le sue coste, il suo mare, il suo clima, le sue particolarità, le sue bellezze monumentali e museiali.

Tutte sottodimensionate e mai portate a sistema per fare economia, posti di lavoro, crescita econimica e culturale e rivolte alle speranze di futuro dei nostri giovani. E si continua su questa falsariga.

Siamo il paese con il minor numero di posti barca e di porti turistici del Mediterraneo, migliaia di posti di lavoro fisso e di crescita per un indotto anche cantieristico.

Siamo una parte d’Italia dove i litorali sono pochissimo sfrattati come le zone della Romagna ed Emilia. Concentrati in grandi e medie città senza avere il segno di crescere, mancanza di una cultura cooperativa che metta i nostri prodotti migliori in grado di dare economia e crescita.

Abbiamo la disgrazia antica di dover sopportare mafia, camorra, drangheta , senza poter fare nulla.

Nemmeno siamo capaci di chiedere ai nostri politici, allo Stato, ai Governi, di liberarci da questi cancri sociali, economici e culturali.

Anzi siamo sempre quelli che quando si fanno i bliz plaudiamo i manettati e fischiamo le forze di polizia.

E’ vero facciamo qualche manifestazione contro, ma quasi sempre pilotata e consentita da queste organizzazioni.

E ci risentiamo per qualche butade di Bossi?

Dovremmo renderci conto, forse, che il federalismo0 potrebbe essere la nostra salvezza, ma bisognerebbe cominciare a sceglierci politici locali capaci di programmare futuro e non quelli che programmino solo come entrare nelle spartizioni politiche di partiti e sedersi al tavolo del magna- magna.

Se saremo capaci di fare ciò ci salveremo, e potremo crescere e dare speranze ai nostri giovani, al contrario se ci accapigliamo per qualche battuta e continuiamo a non pensare a noi stessi ed al nostro futuro, ci spiacceremo a terra, dove già siamo seduti.

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